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Galleria d'arte a cielo aperto

| giovedì 17 maggio 2012 | |






Stavolta ve l'abbiamo fatta difficile: dimenticate la grande galleria d'arte a cui vi avevamo abituati, unico vasto ambiente dove bastava girare lo zoom e tutte le opere si offrivano impudiche alla vostra contemplazione.
Stavolta dovete girare, cercare, osservare. Stavolta i lavori di Katy Cyberstar e di Gleman Jun vi vengono incontro quando meno ve l'aspettate, si nascondono tra gli alberi dei giardini e le colonne delle nuove architetture di Astral Dreams.Cominciate a camminare, e quando penserete di aver visto tutto, ne vedrete ancora.
Io comincio sedendomi su una panchina, mentre mi fissano i volti di mille e mille, conosciuti o meno, reali o meno: cielo, quanto poco sopporto quest'ultima etichetta, "reali o meno", tanto più inadeguata nel caso dei ritratti di Katy Cyberstar. Sì perchè le sue fotografie rimandano una realtà altra, depurata dall'azione dei suoi occhi e della sua sensibilità che  filtrano senza sosta, finchè arrivano alla purezza dell'essenza. 
Vengo a sapere che si tratta per lo più dei suoi primi lavori, alcuni addirittura antecedenti il suo arrivo in SL e poi esposti a Saturnia, che molti ricorderanno come un centro culturale fra i più vivi. C'è una distanza tra questi e le più recenti raffinatezze a cui Katy ci ha abituato, ma nello stesso tempo c'è una vicinanza, perchè Katy è sempre lei, e il suo senso innato dell'eleganza non ha dovuto faticare per evolversi, senza soluzione di continuità. 
Mi racconta che la scelta delle opere esposte rappresenta un piccolo tributo personale alla memoria di Paidos Wodall, scomparso recentemente. Con generosità, Katy condivide una note che Paidos aveva scritto in occasione di quella prima mostra. Andatela a cercare, vedrete che è d'accordo con me. O io con lui, ma lui si è espresso meglio :-)


Mi sono alzata dalla panchina, nel frattempo, e ho cominciato a clikkare su tutto quello che si muoveva, perchè sapevo delle installazioni di Gleman Jun. Sono finità così in un teleporter di Astral Dreams, che mi ha riportata al Via senza passare dalla Prigione, e da lì sono ripartita. 
Nemmeno Gleman Jun ha bisogno di grandi presentazioni, ho già scritto di lui e non sono la sola, poi pure lui scrive di lui, googlatelo e troverete ogni ben di dio... Ha seminato qualche installazione qua e là, avete due modi per scoprirle: viverle o leggerle. Viverle, perchè sono quasi tutte interattive, e solo lui mi ha dato l'emozione di sentirmi abbracciata da una tela. Oppure leggerle, perchè ogni installazione è accompagnata da una presentazione scritta da lui medesimo, e lui sa scrivere, oltre che creare. 
A questo punto mi sono seduta di nuovo su una panchina, accanto ad un mio alter ego: un'installazione di Gleman che chiamerei cattura-sogni, perchè tu sei lì e all'improvviso il tuo subconscio prende forma, e ti spaventi perchè nessuno dovrebbe sbirciarlo così, e meno male sbirciarlo ma metterlo poi in piazza davanti a tutti, un subconscio tutto nudo, con addosso solo il sacco amniotico del Gran Padre Incoscio. Per fortuna, mi dice Gleman con la sua opera, abbiamo dentro il buio e il colore. Il colore è vita, ma l'ombra - aggiungo io - talvolta è misericordia.



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